Chi lavora in uno studio tecnico o in un ufficio pubblico se lo sente chiedere sempre più spesso: “Lavori già in BIM?”. La risposta, nella maggior parte dei casi, è ancora no — o almeno, non completamente. Eppure dal 2025 l’adozione del BIM negli appalti pubblici sopra soglia è diventata obbligatoria per legge in Italia, con il completamento del calendario previsto dal DM 560/2017.

Allora vale la pena fare chiarezza una volta per tutte: cosa distingue davvero il CAD dal BIM, quando conviene uno e quando l’altro, e cosa cambia nella pratica quotidiana di uno studio professionale.

CAD: lo strumento di disegno

Il CAD — Computer-Aided Design — è il passaggio dal tecnigrafo al computer. Invece di riga e compasso, usi software come AutoCAD o BricsCAD per produrre disegni tecnici precisi: piante, sezioni, prospetti, particolari costruttivi. Bidimensionali o tridimensionali, ma sempre focalizzati sulla rappresentazione geometrica dell’oggetto.

Il punto chiave è questo: in CAD, una parete è un insieme di linee. Non sa di che materiale è fatta, non conosce le sue proprietà termiche, non è collegata alla finestra che ci si apre dentro. Tutto questo lo sa solo il professionista che guarda il disegno.

Il CAD rimane uno strumento prezioso e insostituibile in molti contesti: particolari costruttivi molto dettagliati, disegni esecutivi, documentazione tecnica specifica, lavoro individuale su componenti singoli. Non è superato — è semplicemente uno strumento con uno scopo diverso.

BIM: un modello di informazioni

Il BIM — Building Information Modeling — è qualcosa di fondamentalmente diverso. Non è un software più avanzato di CAD: è un metodo di lavoro che si appoggia su software specifici.

In un modello BIM, la stessa parete dell’esempio precedente ha spessore, materiale, trasmittanza termica, costo unitario, fornitore, e una relazione diretta con tutti gli elementi che la toccano. Se sposti la parete, la finestra si sposta. Se cambi il materiale, il computo si aggiorna. Se aggiungi un piano, le scale si adattano.

Questo cambio di paradigma — dal disegno all’oggetto informativo — ha conseguenze pratiche enormi:

  • Coordinamento multidisciplinare: architetti, strutturisti, impiantisti lavorano sullo stesso modello federato. Il clash detection individua automaticamente i conflitti prima del cantiere.
  • Documentazione automatica: piante, sezioni e abachi si generano dal modello e si aggiornano in automatico quando il progetto cambia.
  • Gestione del ciclo di vita: il modello BIM non finisce con la fine dei lavori. Diventa la base per la manutenzione, le certificazioni energetiche, le varianti future.

Le differenze in pratica

CADBIM
Oggetto di lavoroDisegnoModello informativo
InformazioniSolo geometriaGeometria + dati
ModificaManuale su ogni elaboratoPropagata su tutto il modello
CollaborazioneFile separatiModello condiviso
ComputoManualeAutomatico dal modello
Utilizzo tipicoParticolari, esecutivi, lavoro individualeProgetto complesso, team, PA

Il contesto italiano: DM 560/2017 e l’obbligo dal 2025

In Italia il passaggio al BIM non è solo una scelta metodologica — è diventato un obbligo normativo per la pubblica amministrazione. Il Decreto Ministeriale 560 del 2017 ha introdotto un calendario progressivo di adozione del BIM negli appalti pubblici sopra soglia, completato nel 2025 con l’estensione a tutte le opere di nuova costruzione e recupero.

Questo significa che chi lavora con enti pubblici o stazioni appaltanti — o vuole farlo — non può più ignorare il BIM. Ma significa anche opportunità: gli studi che hanno già adottato flussi di lavoro BIM si trovano in una posizione competitiva molto diversa rispetto a chi parte da zero.

CAD e BIM non si escludono

Un equivoco comune è pensare che adottare il BIM significhi abbandonare il CAD. Non è così. Nella pratica quotidiana di molti studi professionali convivono entrambi:

  • Il modello BIM per la gestione del progetto e la coordinazione
  • Il CAD per i particolari costruttivi di dettaglio che non richiedono informazioni aggiuntive

Software come BricsCAD supportano entrambi i flussi di lavoro in un unico ambiente: è uno strumento CAD professionale con piena compatibilità .dwg che integra nativamente funzionalità BIM, incluso il supporto al formato IFC richiesto dalla normativa. Un percorso di transizione graduale, senza dover cambiare tutto in una volta.

Da dove si inizia

La transizione al BIM non è un problema tecnico — è un problema di processo. Il software si impara in settimane; cambiare il modo in cui uno studio organizza il lavoro richiede più tempo e accompagnamento.

I passaggi pratici per uno studio che vuole iniziare:

  1. Formazione sugli strumenti BIM e sul flusso di lavoro — non solo il software, ma la metodologia
  2. Un progetto pilota di dimensioni contenute per fare esperienza senza rischi
  3. La certificazione UNI 11337 per i professionisti che vogliono qualificarsi formalmente come figure BIM
  4. Il supporto di un partner che conosce sia gli strumenti che il contesto normativo italiano

Graphnet supporta studi professionali e uffici tecnici pubblici in questo percorso — dalla scelta del software alla formazione, dall’affiancamento operativo al supporto per l’adozione del DM 560/2017. Se vuoi capire da dove iniziare per la tua realtà specifica, contattaci.